07 May 2026
Marco Podini
Presidente Esecutivo e CEO di Dedagroup
Corporate
Approfondimenti
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Dall'era della digitalizzazione alla digi-azione

 

AI, dati e infrastrutture per costruire un ecosistema digitale che accompagna l’evoluzione delle organizzazioni verso modelli AI-driven


Giovane professionista alla guida di una riunione con team ristretto

La tecnologia rappresenta oggi un fattore strutturale di trasformazione per economie, organizzazioni e comunità. La sua diffusione e adozione influisce non solo sulla produttività e sui modelli di servizio, ma anche sulle modalità di relazione tra persone, istituzioni e imprese. Allo stesso tempo, le innovazioni digitali richiedono un approccio consapevole, capace di conciliare sviluppo tecnologico, governance e sostenibilità. 

In questo contesto, l’AI come ormai è chiaro a tutti non è semplicemente uno strumento aggiuntivo: essa rappresenta una discontinuità sistemica paragonabile, per impatto e implicazioni, alla prima rivoluzione industriale. La portata di questa innovazione ci impone di ripensare tutto: il funzionamento delle organizzazioni, i processi decisionali e il modo di generare valore. 

Se negli ultimi decenni abbiamo attraversato l’era della digitalizzazione - caratterizzata dalla conversione di processi analogici in processi digitali - oggi stiamo entrando in una nuova fase, che io definisco era della digi-azione. In questa fase, la tecnologia non supporta più solo le attività esistenti, ma diventa un motore attivo di trasformazione, capace di incidere direttamente sulle scelte strategiche e organizzative. 

L’AI diventa così un abilitatore centrale. Non introduce solo nuovi strumenti, ma richiede alle organizzazioni di ripensare il proprio modello futuro, rivedendo processi, ruoli, competenze e modalità decisionali. L’AI impone quindi una responsabilità chiara: immaginare ex novo il futuro delle organizzazioni, utilizzando la tecnologia per accelerare il business e la creazione di valore, nonché migliorarne efficacia, sostenibilità e capacità di rispondere ai bisogni di persone e comunità.

Affrontare questa evoluzione, e sostenerne la crescita futura facendo sì che gli investimenti delle aziende creino vero valore, richiede non solo visione strategica, ma anche la capacità di tradurla in soluzioni affidabili, in particolare quando l’intelligenza artificiale è integrata in contesti complessi e regolati, dove sicurezza, continuità dei servizi e governance dei dati rappresentano condizioni imprescindibili. 

Il valore della tecnologia si misura oggi nella capacità di supportare decisioni critiche, operare su scala internazionale e adattarsi a contesti normativi differenti. Questa combinazione di competenze, infrastrutture e conoscenza dei quadri regolatori è essenziale per accompagnare le organizzazioni in percorsi di trasformazione sostenibili e resilienti, in Italia e all’estero. 

In tale contesto, l’esperienza maturata in settori strategici consente di affrontare l’evoluzione digitale non come un mero esercizio tecnologico, ma come un processo strutturato, orientato alla stabilità dei sistemi e alla creazione di valore nel tempo. 

Dalla visione all’esecuzione: investimenti, cambiamento, futuro

Due donne di business parlano in una riunione informale con altro professionista, sullo sfondo una parete a vetri
 

L’ondata di incertezza che sta attraversando i mercati a seguito della guerra in Medio Oriente ricorda alle imprese – di qualsiasi settore – una verità su cui è urgente una presa di coscienza più profonda e diffusa: in economie attraversate da shock energetici, logistici e geopolitici, il vero fattore di resilienza è la capacità di leggere in tempo reale i dati e riconfigurare rapidamente processi e catene del valore.

Diversi analisti, 
come IDC, sottolineano come gli investimenti in AI e infrastrutture digitali avanzate stiano diventando, anche in Europa, uno strumento chiave non solo di efficienza ma di gestione del rischio, perché consentono di simulare scenari, ottimizzare le supply chain e reagire più velocemente a shock improvvisi. In questo quadro, non dovremmo cedere alla narrazione che vuole l’Italia per definizione in ritardo.  

Anche nel nostro Paese è già in corso un lavoro importante da parte degli attori tecnologici che affiancano imprese e pubbliche amministrazioni nella transizione verso modelli organizzativi AIdriven, mettendo a disposizione competenze, tecnologie e piattaforme per integrarli nelle organizzazioni e nelle scelte decisionali. Le realtà più efficaci sono quelle che assumono il punto di vista di chi deve garantire continuità operativa e conformità regolatoriasviluppando soluzioni che permettono di utilizzare algoritmi e modelli generativi in modo trasparente, tracciabile e controllabile, soprattutto in settori regolati come finanza, sanità, utility e servizi alla collettività. 

 

Il vero terreno di gioco per le aziende AI-driven

 

Sul piano industriale, è sempre più chiaro che limitarsi a importare piattaforme globali non basta. In Europa i fondi di venture capital destinati all’AI sono cresciuti rapidamente, toccando circa 4,6 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2025, ma restano lontani dai volumi di Stati Uniti e Cina. Proprio per questo è fondamentale che l’industria lavori alla costruzione di un’AI europea e responsabile, capace di valorizzare la ricchezza dei dati locali, delle lingue e dei contesti d’uso, coniugandola con requisiti stringenti di sicurezza, protezione dei dati e affidabilità dei sistemi. L’evoluzione di modelli fondati su basi dati contestuali, scalabili e aggiornabili nel tempo rappresenta un passaggio cruciale per sostenere la competitività del tessuto produttivo e rafforzare la sovranità digitale del Continente. 

Qui la dimensione infrastrutturale fa la differenza.  

Per accompagnare le organizzazioni verso “nuovi futuri” è necessario adottare una visione di ecosistema, che colleghi competenze, infrastrutture e territori. Un valido esempio in tal senso è Intacture, data center ipogeo in Trentino sviluppato all’interno di una miniera attiva, frutto della cooperazione tra attori tecnologici, mondo della ricerca e istituzioni: un impianto progettato per garantire sicurezza fisica ed elettromagnetica, elevata efficienza energetica e ridotto impatto ambientale, pensata come polo di innovazione che abilita servizi avanzati in ambiti come sanità, manifattura e sicurezza digitale.

È questo tipo di infrastruttura “di prossimità”, distribuita e ad alta resilienza, che rende possibile un’AI davvero radicata nei territori e al servizio dell’economia reale. 

L’Italia, sul fronte del software applicativo, ha dimostrato più volte di saper esprimere eccellenza, esattamente come nell’industria creativa e manifatturiera. Il nuovo mercato aperto dall’AI amplifica le opportunità per chi è abituato a progettare soluzioni in un contesto – quello europeo – dove crescere a livello internazionale significa misurarsi con mercati molto diversi tra loro, integrando competenze, infrastrutture e conoscenza dei quadri regolatori. È questa la combinazione che rende possibili percorsi di trasformazione davvero sostenibili e resilienti.  

In ultima analisi, il vero vantaggio competitivo non è solo la massa di capitale, ma la capacità di avere una visione strategica chiara e una qualità di esecuzione eccellente. È su questo terreno – la capacità di costruire filiere di innovazione che collegano dati, infrastrutture e capitale umano – che l’Italia e l’Europa possono giocare, e vincere, la loro partita nell’AI.  

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