

Il quadro regolamentare europeo sui fattori ESG è entrato in una nuova fase di maturità. Con l’applicazione delle Linee guida dell'European Banking Authority la sostenibilità esce dal perimetro della sola rendicontazione per diventare componente strutturale nella gestione del rischio e nelle decisioni strategiche degli intermediari finanziari.
Le Guidelines definiscono le modalità con cui le banche integrano i rischi ESG nei propri modelli di governance e nel Risk Appetite Framework (RAF): devono condurre analisi di materialità, creare piani di transizione credibili verso un futuro net-zero e simulare stress test climatici, considerando scenari alternativi (ad esempio crisi energetiche, cambiamenti regolatori) e rischi fisici (alluvioni, siccità, eventi estremi).
L’approccio è chiaro: significa considerare che questi rischi possano impattare in modo trasversale sul rischio di liquidità, sui rischi operativi, sul rischio reputazionale, sul rischio di credito.
La sostenibilità diventa requisito prudenziale per le istituzioni finanziarie, richiedendo dati e strumenti di valutazione.
La sostenibilità è entrata a pieno titolo nei criteri per la concessione del credito.
Le banche per erogare i finanziamenti guardano ora anche ai consumi energetici, alle emissioni, al rispetto degli indicatori sociali lungo tutta la catena di fornitura, alla valutazione del climate risk. Ogni organizzazione deve dimostrare come intende raggiungere gli obiettivi di transizione definendo target, metriche chiare e responsabilità interne. Le dichiarazioni generiche non bastano più: per le imprese la necessità è quella di misurare, monitorare e rendicontare; servono indicatori, tempistiche, investimenti.
Secondo il Rapporto ABI Lab 2026 la maggior parte delle banche partecipanti alla ricerca propone, come strumenti agevolativi, prodotti di finanziamento a condizioni favorevoli per interventi in efficienza energetica, tra cui il 73% finanziamenti con interessi agevolati e il 64% di integrazione con incentivi pubblici.
Le statistiche confermano il cambiamento se pensiamo che negli scorsi anni già il 39% dei finanziamenti alle PMI è andato ad aziende con indicatori ESG solidi.
In altre parole, buoni indicatori economico-finanziari non bastano più, senza una strategia ESG verificabile l’accesso al credito può diventare più difficile e costoso.
In questo contesto la sostenibilità diventa un elemento strategico di dialogo tra banche e imprese. Per facilitare lo scambio di informazione, il tool di valutazione ESG sviluppato da Deda si occupa della raccolta dati di sostenibilità delle imprese di ogni dimensione per integrarli nei processi bancari di valutazione del credito. In particolare:
Se un’impresa non dispone di dati ESG adeguati o verificabili, le banche la percepiscono come più rischiosa. Ciò potrebbe tradursi in un accesso limitato al credito, con condizioni meno favorevoli, come tassi di interesse più alti e maggiori garanzie richieste. Di fatto, senza dati ESG solidi, anche un bilancio finanziario sano potrebbe non essere sufficiente per ottenere il finanziamento desiderato.
Le banche possono utilizzare indicatori ESG specifici, tra cui l’impatto ambientale (ad esempio, le emissioni di gas serra) e l’impatto sociale (ad esempio, la gestione delle condizioni di lavoro nei fornitori). Questi indicatori vengono utilizzati per costruire una visione complessiva della sostenibilità dell’impresa e del suo impegno per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la ricaduta sociale su dipendenti, comunità e territori. La tecnologia, come il software sviluppato da Deda, facilita la raccolta e la gestione dei dati, migliorando la capacità delle banche di misurare questi impatti in modo preciso e affidabile.
La digitalizzazione, attraverso strumenti come i software di valutazione ESG, consente alle imprese di raccogliere dati attraverso un tool strutturato e di renderli disponibili alle banche in modo controllato. Questo processo facilita l'adempimento degli obblighi di disclosure, riduce gli errori e rende i dati più coerenti e trasparenti. Le imprese che integrano tecnologie digitali nella gestione dei loro dati ESG possono ottenere condizioni di credito migliori, in quanto sono in grado di presentare una documentazione precisa e facilmente verificabile.
Le imprese (comprese le PMI) non soggette alla CSRD possono adottare standard volontari come Efrag VSME, che sono meno complessi rispetto agli standard obbligatori. Questi standard consentono di raccogliere solo i dati essenziali per la valutazione ESG, semplificando il processo e riducendo i costi legati alla compliance. Adottando gli standard VSME, le imprese possono dimostrare il loro impegno verso la sostenibilità ad esempio per l’accesso al credito, per il posizionamento nelle catene di fornitura e verso il mercato.
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