

Durante l’estate la Ragioneria Generale dello Stato ha accelerato la riforma contabile prevista dal PNRR (misura 1.15). Con la Determina n. 129 del 25 luglio e il Decreto ministeriale del 6 agosto, sono stati definiti schemi di raccordo e requisiti minimi dei sistemi informativi. Ha così preso avvio la fase pilota della riforma Accrual, che porterà le amministrazioni a riclassificare i propri bilanci secondo i nuovi standard contabili ITAS, allineati agli standard internazionali IPSAS ed EPSAS.
L’obiettivo è portare entro il 2026 almeno il 90% delle PA a utilizzare il sistema accrual, capace di rappresentare in modo più realistico la situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’Ente. Le amministrazioni coinvolte devono riclassificare il bilancio economico-patrimoniale previsto dal D.Lgs. 118/2011 utilizzando i principi ITAS. Il risultato sarà un rendiconto sperimentale relativo al 2025, da inviare nel 2026. Non si tratta di un mero adempimento, ma di un percorso di apprendimento. Gli enti possono testare i nuovi modelli, individuare criticità e fornire al MEF osservazioni utili a perfezionare il quadro operativo.
Tra i cambiamenti più rilevanti figura l’aggiornamento del piano dei conti, oggi molto più dettagliato, con oltre 1.000 nuove voci. Le principali novità includono:
Le modifiche riguardano sia la contabilità economico-patrimoniale, obbligatoria dal 1° gennaio 2026, sia la contabilità finanziaria. Alcune entreranno in vigore solo nel 2027 per garantire una transizione graduale.
Per supportare gli enti, il MEF ha pubblicato sei modelli in Excel, differenziati per tipologia (centrali, locali, SSN, ecc.). Ogni file comprende il piano dei conti vigente, quello accrual (Segmento A), lo stato patrimoniale e il conto economico riclassificati. Molti collegamenti sono automatizzati, ma restano sezioni da compilare manualmente, soprattutto per voci senza corrispondenza diretta. Alcuni elementi – come contributi agli investimenti, manutenzioni straordinarie o fondo di dotazione – richiedono logiche nuove. La riuscita dipenderà dalle competenze degli operatori e dal supporto formativo e consulenziale attivato.
La riforma non è solo normativa, ma organizzativa e culturale. Richiede di mappare i processi gestionali, attività necessaria per adattare i sistemi informativi al nuovo approccio. Il MEF non ha imposto un modello unico, lasciando agli enti libertà di scelta per stimolare consapevolezza interna. Solo una conoscenza puntuale dei processi permetterà di integrare la contabilità accrual in modo efficace.
In questo contesto si inserisce il progetto Accrual PA di Deda Value, società del Gruppo Deda, realizzato con l’Università di Pisa, CSEL e ASFEL. L’iniziativa ha già coinvolto oltre 600 dipendenti pubblici attraverso webinar gratuiti e numerosi interventi formativi sul campo, con affiancamento personalizzato.
Oltre alla formazione, Deda Value offre consulenza specialistica continuativa: analisi dei bilanci, valutazione delle immobilizzazioni, aggiornamento degli inventari patrimoniali e supporto nella riclassificazione. La fase pilota rappresenta un banco di prova decisivo: le competenze sviluppate oggi saranno determinanti per affrontare il passaggio alla contabilità accrual, che dal 2026 diventerà la nuova normalità della Pubblica Amministrazione.
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