26 June 2026
Giuseppe Guerrisi
General Manager
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Dalla digitalizzazione agli ecosistemi culturali

 

Dati, piattaforme e governance per trasformare il patrimonio in valore sostenibile

 

Gruppo di giovani e giovanissimi interagisce con schermo touchscreen in un museo

Per anni il digitale nel settore culturale è stato raccontato soprattutto come capacità di stupire con installazioni immersive, realtà aumentata, esperienze interattive. Innovazioni importanti che hanno contribuito ad ampliare l’accesso e l’interesse verso il patrimonio.  

Oggi, però, siamo entrati in una fase più matura. La vera sfida è superare la logica delle singole esperienze e costruire
infrastrutture culturali digitali, ossia sistemi capaci di mettere in relazione dati, contenuti, persone e territori, generando valore nel tempo. In questo passaggio si gioca una partita strategica per l’Italia. Il nostro Paese dispone di un patrimonio unico al mondo che non è fatto solo di musei e siti archeologici, ma di una filiera estesa che include archivi, paesaggi, saperi produttivi, manifattura e Made in Italy. 

Un ecosistema ricco, ma ancora troppo spesso frammentato, che chiede di essere connesso e valorizzato in chiave sistemica. La digitalizzazione, se affrontata in modo sistemico, rappresenta l’occasione per connettere questi elementi, trasformando il patrimonio culturale in una piattaforma abilitante per lo sviluppo sostenibile.  

Lo scenario è positivo: la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano è in fase avanzata grazie al Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND) del Ministero della Cultura, con progressi significativi finanziati dal PNRR. Nel marzo 2026, su 540 cantieri previsti, 466 risultano attivi, 16 conclusi e 58 in attivazione, con l’obiettivo di produrre 75 milioni di nuove risorse digitali entro giugno 2026. Oggi, però, il passaggio chiave non è solo avanzare nei numeri, ma rendere questi processi strutturali e continuativi.  
 

Governare i dati per generare valore

 

Negli ultimi anni abbiamo prodotto e reso disponibili quantità senza precedenti di dati. Ma il dato, da solo, non genera valore. Diventa strategico quando è governato, reso interoperabile e inserito in un contesto capace di attivarlo.  

In altre parole, quando evolve da risorsa statica a infrastruttura dinamica. Questa è la direzione indicata anche a livello europeo, con la costruzione del Common European Data Space for Cultural Heritage, un’iniziativa che punta a rendere i dati culturali accessibili, riutilizzabili e interconnessi su scala continentale, abilitando ricerca, innovazione e nuove forme di fruizione, e a cui contribuiamo attivamente anche attraverso il progetto ECHOES 

Per il sistema Italia, questo significa lavorare su standard comuni, interoperabilità e modelli aperti. 
Ma significa soprattutto ripensare il ruolo del digitale in cui non è più solo supporto alla comunicazione o alla visita, ma elemento centrale di governance 

Oltre i progetti: un approccio ecosistemico

 
Ragazzo in un museo consulta la guida digitale su schermo
 

Gli attrattori culturali – musei, parchi archeologici, biblioteche, ma anche territori e borghi – non sono entità isolate. Sono sistemi complessi che operano all’intersezione tra cultura, turismo, ricerca e sviluppo locale.
 
 
Affrontarli oggi con logiche progettuali puntuali non è più sufficiente: serve un approccio ecosistemico. Un ecosistema digitale culturale è un ambiente in cui i dati sono integrati e interoperabili, le piattaforme abilitano gestione e monitoraggio continuo, i contenuti diventano esperienze accessibili e le comunità partecipano alla costruzione di valoreIntegrare dati di visita, archivi digitali e informazioni territoriali permette non solo di migliorare l’esperienza del visitatore, ma anche di supportare decisioni strategiche.  

Allo stesso modo, nei contesti diffusi, la connessione tra patrimonio e narrazione digitale può generare nuove economie e rafforzare l’identità territoriale.   

 

Progettare per tutti: l’accessibilità come base

 

In questo scenario, l’accessibilità non è un requisito aggiuntivo, ma un principio progettuale fondativoIl paradigma del design for all, se adottato fin dalle prime fasi, consente di costruire esperienze inclusive e di ampliare l’impatto culturale e sociale. L’accessibilità, quindi, oltre ad essere questione etica o normativa, può considerarsi un fattore di qualità e innovazione.  

 

Dalla spinta degli investimenti alla sostenibilità

 

Il ciclo di investimenti pubblici degli ultimi anni ha accelerato in modo significativo i processi di digitalizzazione ma la vera sfida si apre ora 

Trasformare questa spinta in sistemi resilienti e sostenibili nel tempo è oggi il passaggio decisivo. La sostenibilità non dipenderà dalla quantità di tecnologie adottate, ma dalla loro capacità di evolvere, integrarsi e generare valore continuoDiventa quindi necessario un approccio integrato, capace di tenere insieme infrastrutture, dati, piattaforme e progettazione culturale.  

Cultura, comunità, sviluppo

 

La costruzione di ecosistemi digitali culturali ha un impatto che va oltre la fruizione. Significa attivare comunità, sostenere rigenerazione e generare nuove economie locali. 

Per un Paese come l’Italia, la cultura rappresenta, oltre a un asset identitario, anche una leva industriale. Il passaggio è chiaro: dalla somma di progetti alla costruzione di ecosistemi. Dalla tecnologia come strumento alla tecnologia come infrastruttura. Dal dato come archivio al dato come motore di conoscenza e sviluppo.

È in questo spazio che si gioca il futuro della cultura digitale. Ed è qui che si apre un’opportunità concreta per costruire valore duraturo per i territori, le istituzioni e le persone.   

 

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